l’orzo, legumi come la fava o i ceci assumono
un ruolo centrale nella dieta contadina, assie-
me alle olive e a frutti come i fichi, freschi o
secchi. Come abbiamo visto, proprio i cibi de-
rivati dalle attività di coltivazione – in partico-
lare il pane, il vino e l’olio [1 6 ] – diventano il
vero simbolo della civiltà greca.
I Greci sviluppano anche una grande cultura
ittica: pesci e crostacei hanno un posto di
rilievo nella gastronomia greca e in quella del-
le colonie. In Sicilia e nei centri della Magna
Grecia (le regioni del Sud Italia) appaiono im-
portanti industrie conserviere, che produco-
no pesce salato (tonno, spada, sgombri, ecc.)
esportato sia nella madrepatria greca, sia in al-
tri paesi del bacino mediterraneo.
Una civiltà gastronomica evoluta Nei
territori popolati dai Greci, dall’Asia Minore a
est alla Magna Grecia a ovest, i modelli produt-
tivi e di consumo sono ampiamente condivisi,
A tavola con i Greci7
Cibi di terra e di mare Nei poemi ome-
rici, l’Iliade e l’Odissea, gli eroi sono spesso
raffigurati nell’atto di banchettare, e al centro
della scena compaiono sempre grandi spiedi
di carne arrostita. È questo il tipico cibo del
guerriero, nella più antica tradizione epica.
Un robusto appetito è segno di forza fisica, e la
carne, consumata dopo il rituale sacrificio agli
dèi, ha la funzione di sostenerlo e di manife-
starlo. Le risorse carnee – soprattutto ovini e
suini – provengono dall’attività pastorale, che
ha un ruolo fondamentale nella Grecia arcai-
ca (VIII-VI secolo a.C.). L’allevamento è anche
all’origine di una diffusa cultura del formaggio
di pecora o di capra, che, al contrario della
carne, è alimento povero, presente soprattut-
to nella dieta dei pastori.
Accanto all’allevamento i Greci sviluppano ben
presto l’agricoltura,